Cerchi "quanto dare di paghetta" e trovi di tutto: cifre tedesche convertite in euro, tabelle americane, consigli di banche che vorrebbero venderti una carta prepagata per dodicenni. Quello che non trovi è la cosa più utile da sapere, e te la diciamo subito: in Italia non esiste nessuna tabella ufficiale della paghetta. Nessun istituto, nessun ministero, nessuna autorità pedagogica pubblica importi raccomandati per età.
Quello che esiste sono i dati su cosa le famiglie italiane fanno davvero. Sono pochi, hanno i loro limiti — e te li presentiamo con le etichette bene in vista.
Cosa dicono i dati italiani (quelli veri)
L'indagine sulla popolazione generale
La fotografia più ampia è l'indagine Facile.it condotta da mUp Research e Norstat (gennaio 2024), su ragazzi tra 10 e 18 anni:
- riceve una paghetta il 59,8% dei 10–18enni — il 51% tra i 10 e i 14 anni, il 71,7% tra i 15 e i 18;
- la media è di circa 54 euro al mese, ma è trainata dai grandi: sotto i 14 anni si sta sotto i 40 euro, tra i 15 e i 18 si sale verso i 70;
- l'età media della prima paghetta è circa 12 anni;
- il 65,2% la riceve ogni settimana, il 20,8% ogni mese, il resto su richiesta;
- l'82,1% la riceve ancora in contanti.
Il barometro Pixpay (con l'etichetta bene in vista)
L'unica fonte italiana con una scala per età è il Barometro "Adolescenti e Paghetta" del Teenage Lab di Pixpay (settembre 2025). Etichetta obbligatoria: Pixpay è una carta per ragazzi, e questi sono i dati dei suoi stessi utenti — famiglie già digitalizzate e propense alla paghetta, non un campione rappresentativo. Con questa lente:
- paghetta programmata media di 42 euro al mese tra gli 8 e i 18 anni;
- si parte da 27 euro al mese nella fascia 8–12 e si sale fino a 62 euro tra i 16 e i 18;
- il 60% riceve una paghetta regolare; tra questi, il 70% la riceve mensile e il 30% settimanale;
- la psicologa citata nel rapporto, Laurence Peltier, consiglia il ritmo settimanale prima dei 14 anni, mensile dopo.
Il parere dell'esperta italiana
Per la fascia che interessa a chi ha bambini più piccoli, il riferimento più citato è l'intervista di Nostrofiglio alla psicoterapeuta Valentina Clerici: momento naturale per iniziare è l'ingresso alle medie, verso gli 11 anni; per i ragazzi delle medie bastano 5–8 euro a settimana, per i più grandi 15–20; settimanale per i giovani, mensile per i grandi.
Nota quanto sono diverse queste cifre da quelle che circolano online tradotte da altri paesi: la paghetta italiana inizia più tardi e, sotto i 14 anni, è più piccola. Non è un ritardo da colmare — è come funziona questo paese, dove i bambini delle elementari hanno raramente spese autonome.
Allora: quando iniziare, e quanto?
Sintesi onesta dei dati:
- Elementari (6–10 anni): la paghetta è una scelta di minoranza e del tutto facoltativa. Se il bambino ha capito che il denaro si scambia e finisce, pochi euro a settimana con un rito fisso (stesso giorno, stesse monete, un barattolo trasparente) sono un ottimo laboratorio. Se non ve la sentite, non state privando vostro figlio di nulla: a quell'età si impara benissimo anche con sistemi a punti non monetari.
- Medie (11–13 anni): il momento d'ingresso più naturale, sui 5–8 euro a settimana. Il criterio giusto non è l'età anagrafica ma la prima spesa autonoma: la merenda, l'uscita con gli amici.
- Dai 14 anni: si passa al mese, e l'importo si negozia insieme a un perimetro chiaro di cosa deve coprire.
E in tutte le fasce, la regola che vale più dell'importo: la regolarità batte la generosità. Una paghetta piccola che arriva sempre insegna a pianificare; una generosa che arriva a sentimento insegna a chiedere.
Paghetta e faccende: due binari separati
Su questo gli educatori italiani sono compatti: la paghetta funziona se è incondizionata, e il contributo alla casa non si retribuisce — è appartenenza, non lavoro. Legare le due cose produce i classici effetti collaterali: lo sciopero del sabato ("tanto questa settimana non mi serve niente") e la casa trasformata in ufficio paghe. Come far collaborare i figli senza pagarli l'abbiamo raccontato in una guida dedicata.
Il problema pratico che nessuna tabella risolve
Qualunque cifra scegliate, dopo tre settimane arriva il vero nemico della paghetta italiana: la contabilità. Il sabato del pagamento slitta, nessuno ricorda se i due euro della settimana scorsa sono stati dati, il piccolo extra promesso per il lavaggio dell'auto esiste solo come vago ricordo. Alla terza volta che "te li do domani", tuo figlio smette di credere al sistema — e ha ragione lui.
Qui una precisazione trasparente su Raccoon Kids: non è un'app di pagamenti — niente carta, niente denaro vero, e va bene così per la fascia 4–14. È un registro di famiglia: le attività completate valgono monete, tu approvi, e il saldo di ogni figlio è sempre lì, aggiornato, senza dispute di memoria. Se nella vostra famiglia le monete hanno anche un controvalore in paghetta, il cambio lo decidi tu ("50 monete = 2 euro il sabato") — l'app ricorda chi ha guadagnato cosa, il portafoglio resta il tuo. E se preferite che le monete comprino serate film e uscite in bici invece di euro, funziona uguale: le ricompense le definite voi.
In sintesi
In Italia la paghetta inizia tardi (in media verso gli 11–12 anni), è più piccola di quanto raccontino le tabelle straniere tradotte, e funziona a tre condizioni: importo adatto all'età e alle spese reali, ritmo settimanale prima e mensile poi, regolarità assoluta. Non va legata alle faccende, e sotto le medie è facoltativa — un sistema di riconoscimenti non monetari fa lo stesso lavoro educativo.
Per la parte in cui tutte le famiglie inciampano — ricordarsi chi ha guadagnato cosa — scarica Raccoon Kids: il registro lo tiene l'app, la regolarità finalmente regge, e il sabato della paghetta smette di essere un esercizio di memoria.